Cucina della Maiella a Chieti

Chieti

Molti gli spunti di discussione emersi nella bella serata organizzata sabato 22 da Antonella De Luca alla libreria De Luca di Chieti. A cominciare proprio dal nostro titolo: molti, infatti, non approvano la scelta di Maiella scritto con la “i” e non con la “j”. Ma questo, magari, sarà l’oggetto di uno dei prossimi post.

In una saletta gremita, Gino Primavera, Lucio Biancatelli, Francesco Stoppa e Luciano Di Tizio hanno presentato la Cucina della Maiella, che a Chieti sta riscuotendo le simpatie del pubblico nelle due librerie teatine. “Questo libro é uno strumento culturale, non un ricettario commerciale. Contiene un aggancio forte al territorio e al tempo. Le ricette, senza un legame storico col territorio, sono vuote operazioni commerciali” ha detto il prof Stoppa dell’università di Chieti, studioso di tradizioni popolari. Stoppa si é poi soffermato sulle tradizioni alimentari autentiche dell’Abruzzo montano.

E’ un libro che parla di prodotti , tradizioni, delle attività economiche legate al cibo, dalla pastorizia alla transumanza verticale” ha detto Primavera, che si é soffermato sul ruolo che ha avuto il maiale nella tradizione gastronomica della montagna madre d’Abruzzo. Una dieta povera di proteine animali e di iodio che portava all’Ipertiroidismo. “Ecco perché fu introdotto il baccalà” racconta Primavera. Ecco perché il maiale , vero “salvadanaio dei poveri” dal quale non si buttava via niente, ha avuto un ruolo importante nella dieta delle genti della Maiella. E, forse , conclude il gastronomo di Guardiagrele, dovremmo essergli un pochino riconoscenti.

Biodiversità a tavola

Biodiversità a tavola

Lucio Biancatelli ha raccontato lo straordinario valore della biodiversità agricola di quest’area montana: il Parco nazionale della Maiella ha censito ben 45 varietá locali, tra arboree (ben 20 le varietà di ulivo) ortive e cerealicole. Adattamenti secolari come il grano solina, in grado di crescere fino a 1300 metri di altitudine. “Proprio la provincia di Chieti puo’ vantare varietà locali come l’olio di intosso, che si ottiene dalgli omonimi olivi della piana di Caprafico, vicino Guardiagrele, o il peperone dolce di Altino, oggetto di una intelligente azione di recupero che coinvolge un intero paese. Tra la frutta, il Parco ha censito ben 7 specie di mela, come la mangione e la casolana e 5 di pera. E’ questa la ricchezza che l’Abruzzo deve valorizzare e difendere”. Si é parlato anche dell’origine del dannunziano parrozzo, e dell’importanza del ‘piccolo é bello’ nelle produzioni agroalimentari di qualità. Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo, ha coordinato la serata e concluso aggiornando il pubblico sulle ultime azioni degli ambientalisti per scongiurare i rischi della “petrolizzazione” d’Abruzzo, favorita anche dall’approvazione del decreto conosciuto come “sblocca Italia”, che all’articolo 38 favorisce le trivellazioni e dà campo libero all’industria petrolifera. La serata si é conclusa con l’assaggio del pan’agrumato, varietà abruzzese del panettone che sostiisce il burro con l’olio agrumato, ricco di essenze di limoni e agrumi.

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Un pensiero su “Cucina della Maiella a Chieti

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